Curarsi in Senegal, tra credenza e scienza

bimbi disegno

Ousmane e’ un bambino di 11 anni che vive in un villaggio vicino a Thies, nel Senegal Centrale. Il villaggio si chiama Babak. Per arrivare al suo villaggio bisogna prendere un camioncino colorato dalla Gare de l’Autoroute di Dakar (la stazione degli autobus e delle automobili che con qualche franco ti portano dove ti pare), e da li’ si prende un’autostrada larga e spaziosa che si interrompe su un grande cantiere. Lì è dove sorgerà il nuovo aeroporto intercontinentale di Dakar, che sarà il più grande dell’Africa Occidentale. In costruzione da più di 20 anni, come la Salerno-Reggio. Da lì si è a due passi dai luoghi da resort ‘da sogno’, come direbbe Briatore, i più paradisiaci di tutto il Senegal. Da questo grande cantiere, l’autostrada lascia lo spazio ad una piccola strada locale, un mercato sull’asfalto, che, attraversando i primi scampoli di deserto, prima del Sahara, porta fino a Thies. E da lì, non ci sono voiture o camioncini che tengano, bisogna cercare qualcuno che ti accompagni. 10km in mezzo alle discariche di tutta l’intera Thies, tra caprette che mangiano nei liquami ed un caldo asfissiante. Così si arriva a Babak.

Ousmane è un ragazzino di 11 anni. Mi sono corretto. Non è più un bambino. Dopo qualche tempo dalla sua nascita, in una notte di hivernage (la stagione delle piogge) mentre gioca con sua nonna con uno yoyo, appartenuto a chissà quale altro bambino europeo, crolla a terra come morto. Si contorce ripetutamente con dei movimenti innaturali. Le sue piccole braccia iniziano a stendersi e poi improvvisamente a ritorcersi. Ha gli occhi sbarrati, con le pupille completamente scomparse dietro alle palpebre.  Inizia a perdere bava dalla bocca, una bava biancastra, strana. La madre lavora a Thies, il padre… Dio solo sa chi è il padre. I nonni chiamano l’unica persona che in quell’ora tarda di una notte di hivernage può dar loro una mano. Il marabout.

Il marabout è una figura tipica della cultura africana, presente in tutti i villaggi ed in tutti i quartieri delle città. è una divinità capace di qualsiasi cosa. Un ‘santo uomo’. Può guarire. Uccidere. Fare innamorare. Distruggerti l’esistenza. In Africa tutti hanno fatto ricorso al marabout almeno una volta nella vita, a volte anche di più. In quel caso è l’unica persona capace di guarire il piccolo Ousmane. Non esistono medici a Babak e poi, a che serve un medico? Il marabu’ entra in casa con la sua tunica bianca ed il suo turbante nero, con gli attrezzi del mestiere. Con un forcipe gli spalanca la bocca e gli fa ingerire un miscuglio fatto di erbe emetiche che gli leveranno il demone che ha dentro. Perché di demone si tratta. Il ragazzino vomita tutto. E con le ore inizia a riprendersi.
Ecco somministrata la cura: un bibitone a settimana, a poco prezzo (1000 franchi, circa 2 euro). Il ragazzino sembra stare meglio.

Ma negli anni, il demone continua a farsi vivo di tanto in tanto ed in maniera sempre più violenta. La nonna decide di accompagnare il piccolo Ousmane a Thies, dove c’è un medico, che fa cure alternative. Gira voce che è un uomo vestito di bianco che non dà il classico bibitone, ma pasticche strane dai nomi impronunciabili. Tanto vale provare. All’ospedale di Thies gli viene diagnosticata un’epilessia cronica con attacchi atonici e clonici. La cura non esiste ma per ridurre la violenza e la frequenza degli episodi gli viene data una cura.
Tegretol, 1 pasticca al mattino, Dopakine 1 al mattino 1 a sera, mezza compressa di Valium quando ha crisi. Totale: 150000 franchi. Oltre 200 euro.
La classe media senegalese, fatta di insegnanti, avvocati, medici (esistono anche li’ anche se noi stupidi occidentali pensiamo che siano tutti morti di fame) guadagna all’incirca 300 euro al mese. La classe povera anche meno. Facile dedurre come queste 200 euro siano una spesa folle per la nonna del nostro Ousmane. Ed allora torna nel villaggio, con i suo bel vestito colorato, sfiduciata.

Ousmane è un ragazzo di 11 anni. Ora è sì un ragazzo, e si cura ancora con il marabout e con i suoi deliziosi bibitoni a 2 euro a bottiglia.
A questo punto mi va di valutare, con quattro semplici calcoli, una cosa che ho pensato quando mi trovavo faccia a faccia con questo ragazzo sorridente e solare, ma che non ho avuto il coraggio di raccontare a nessuno dei senegalesi che in quel momento si trovavano lì con me.
In Italia il Tegretol costa 5.95€, il Dopakine (in Italia Dopamine) 10.67€, Valium 7€ ma sarebbe solo per le emergenze. Tot. 16.62€, escludiamo il Valium. Qui lo stipendio di una famiglia, quella di un Ousmane italiano per intenderci, potrebbe essere sulle 600€, almeno valutando una pensione media di una nonna media che deve mantenere un nipote (pensione pagata dai ragazzi sottopagati, ma questo è un altro discorso). Noi critichiamo tanto la nostra sanità, che spesso i giornali amano definire ‘malasanità’. Ma un caso Ousmane in Italia non potrebbe esistere. Ancora no…

Come minchia si è arrivati a far spendere in Senegal oltre 200 euro? In Italia abbiamo un servizio sanitario nazionale, certo… Che paga per noi una parte. Ma per arrivare alle oltre 200 euro delle farmacie di Thies vorrebbe dire che in Senegal il prodotto viene venduto sulle 100€ a scatola, ad una popolazione che certi costi non se li può permettere. Le case farmaceutiche in questione, Novartis per il Tegretol e Hospira per il Dopakine, vendono il prodotto ad un prezzo che si aggira fra le 70€ e le 90€ a seconda delle aree geografiche. ‘Aiutano’ i paesi più disagiati per una sorta di loro Social Corporate Responsability (sembrerà strano ma lo fanno un po’ tutte le case farmaceutiche). Per la legge europea i medicinali su citati devono essere  immessi sul mercato con una scadenza di almeno 36 mesi. In Senegal non ci sono normative di questo tipo. Facile pensare alla possibile usura dei prodotti ed agli scarti che possono essere mandati, specialmente quando si scopre che, alla fine di tutta questa fiera del malaffare, Novartis e Hospira vendono sui 72€ il Tegretol e sugli 80€ il Dopamine, all’interno del territorio senegalese. Qualcosa ci guadagna anche la farmacia… Ma questa è un’altra storia. Risultato?

Ousmane beve ancora erbe emetiche…. Vomita spesso. Ha i suoi attacchi, ma quando non li ha, sorride sempre. A noi europei basta vedere un bimbo nero sorridente… Con quei grandi occhi, con il ritmo nel sangue. Ed essere inteneriti.
Ma questa è un’altra storia ancora.

Roberto Riga

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