“Non sapevano che era impossibile quindi l’hanno fatto!”

Ventiquattro giugno 2002, l’estate messinese è appena iniziata. Un signore di 48 anni monta due mega-striscioni contro il progetto dell’opera più dannosa e inutile della storia siciliana – ma che da anni spacca a metà l’opinione pubblica regionale e nazionale, il ponte sullo Stretto di Messina -, sul pilone di punta Torre Faro, l’estremità Nord-orientale dell’isola siciliana (comunque storia del passato, quella del ponte e, per fortuna, non se ne vedrà nemmeno l’ombra[1]). Barba già grigia, capelli brizzolati, segno di battaglie antiche, Renato Accorinti, professore di educazione fisica alla scuola media Enzo Drago e tecnico della Federazione Italiana di Atletica Leggera, passa una notte di “meditazione […] davanti allo spettacolo più bello del mondo”, e, in cima al traliccio dell’ENEL là dove Cariddi apre lo Stretto al mondo intero, mirando da lontano Scilla, guarda in basso le onde del mare.

NoPonte

La battaglia contro il Ponte

Ventiquattro giugno 2013, 11 anni dopo la manifestazione pacifica, il professor Accorinti si affaccia di nuovo, ma ora dal balcone di Palazzo Zanca, sede del Comune della città di Messina e davanti a lui si espandono, in tumulti di gioia, le onde di una folla in festa: è Messina che festeggia il suo nuovo sindaco, per la prima volta nella sua storia proveniente “dall’esterno”, fuori dai giochi di potere che hanno reso la provincia siciliana un luogo spesso di malaffare e malapolitica, di massoneria e ingordigia clientelare.

Accorinti_piazza_Municipio

Una festa per Accorinti

Questo non è un pezzo che parla di politica, ma che si rivolge alla politica e la guarda “dal basso”, come vuole il professore nonviolento messinese, dai media nazionali definito un “santone” per via dei messaggi di pace che in passato ha portato persino al Dalai Lama in persona. Questo pezzo non vuole nemmeno descrivere la vita del nuovo sindaco della città dello Stretto, poiché c’è chi lo ha fatto meglio, come gli attivisti sul sito ufficiale dell’ex-candidato – http://renatoaccorintisindaco.it/chi-e-renato/.

Questo breve pezzo parla di una rivoluzione nonviolenta e che affonda la sua origine nella lotta per i diritti da parte di un uomo dall’animo straordinario, come l’amore per la sua comunità, ma dal linguaggio e dalla vita ordinari come quelli di tanti, semplicemente un maestro di scuola media. Nella città più “gattopardesca” della Sicilia e, dunque, d’Italia, un movimento civico porta in trionfo il suo candidato, sconfiggendo un’“armata” di 8 liste ben più potenti e organizzate, ma, alla fine, rivelatesi meno radicate al territorio di quanto pensassero. La bicicletta che lascia la polvere da mangiare a una ben più potente Ferrari.

E guai a chiamarla “la vittoria di Renato”. D’altronde il neo-sindaco è stato chiaro sin dalle prime battute, al suo arrivo a Palazzo Zanca: non ho vinto io, ha vinto la città.  E guai anche a chiamarlo “sindaco”: lui è Renato, come sempre è stato, “’u ‘cchiu scassu ‘i tutti”, cioè il più scarso di tutti come ha detto al telefono alla moglie del comandante della polizia municipale, Calogero Ferlisi. Sulla pagina a lui dedicata sui social network, all’indomani della vittoria appare una massima del Mahatma Gandhi da sempre citata dal professore, che esprime brevemente la sua essenza interiore: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Mark Twain scriveva <<Non sapevano che era impossibile quindi l’hanno fatto>> e Messina diventa per un po’ capitale d’Italia del cambiamento.

Non sapevano che era impossibile

Davanti a Palazzo Zanca, sede del Municipio di Messina

I media nazionali

Le testate e i telegiornali nazionali risaltano la sconfitta clamorosa della coalizione di centro-sinistra, dopo quella del centro-destra al primo turno superata proprio dalla lista per Accorinti – prevedibile data l’eredità che ha lasciato ai messinesi. E inneggiano alla vittoria della lista “No Ponte”, e di Renato parlano come del “santone dei No”. C’è qualcosa di profondamente sbagliato, seppur ovviamente notevole è il risalto in cui mettono la vittoria del professore. La lista che ha accompagnato Accorinti alla vittoria non parla mai di ponte sullo Stretto – una storia passata, appunto – ma di programmi concreti e a costo (quasi) zero che possono portare al rilancio cittadino, a partire da una migliore ripartizione delle risorse comunali, da anni sperperate in auto blu (alle cronache nazionali lo scandalo Buzzanca, il sindaco che ha perso la poltrona per incompatibilità prima del commissariamento che la città ha vissuto fino ad oggi), favori (si vedano i troppi dipendenti dell’azienda di trasporti locale, l’Azienda Trasporti Messina, e i cronici risultati scadenti della stessa, a simboleggiare come le aziende pubbliche, in questa città, hanno funzionato più da carrozzoni politici che da fornitrici di servizi per gli abitanti) e scandalose elargizioni prive di interesse pubblico (come i soldi spesi per una amichevole di calcio nello stadio cittadino tra una squadra francese, il Monaco, e la Juventus, in un momento disastroso, come da anni a questa parte, per le finanze messinesi). Dunque, non una lista “No Ponte”, non una lista “grillina”, come a molti è piaciuto scrivere – seppur all’inizio un contatto fra il Movimento 5 Stelle e Accorinti ci fosse stato -, ma una lista che rappresenta la società civile che ha voglia di prendere il destino fra le proprie mani (e solo il Fatto Quotidiano del 25 giugno sembra averlo capito veramente http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/24/elezioni-sicilia-a-messina-vince-societa-civile/636133/). E nemmeno si può dire che Renato sia il sindaco dei No. Mai è esistito, in tutto il Paese, un politico ha detto a tutti tanti sì come ha fatto Renato finora. Non miracoli, ma partecipazione attiva della gente più addormentata di Italia, la Messina che si culla del suo ricco passato, lamentandosi di un presente inguardabile. Non favori, né deleghe, ma voci è ciò che Renato ha chiesto e continuerà a chiedere con le assemblee cittadine organizzate dal suo staff, uno dei più giovani e fermenti della città. Basti pensare a quanto si sono spesi i ragazzi, figli di questa città, persino da lontano, coloro che, emigrati, sognano ogni giorno di tornare a casa, perché è a quella casa che devono il loro essere.

tutti con Renato

Il disegno apparso sulla Gazzetta del Sud, il venerdì 22 giugno, giorno prima delle elezioni, narra il sogno dei ragazzi messinesi che studiano e lavorano fuori città – la pagina è stata acquistata da loro stessi e raccoglie una settantina di nomi

La proclamazione

La corsa liberatoria di Renato e dei suoi supporters, dalla sede del suo movimento, porta tutti in Municipio giorno 24 giugno 2013.

La commozione del professore alla proclamazione del giorno successivo è la commozione della gente che ha scommesso su di lui per il rilancio della propria città. A piedi nudi a stringere la mano al magistrato Giuseppe Bonfiglio (http://www.tempostretto.it/news/proclamazione-accorinti-fa-ingresso-palazzo-modo-suo-video.html), “per restare con i piedi per terra” come Renato stesso ha detto a tutti, la fascia tricolore sulla maglietta arancione del movimento che lui stesso ha contribuito a fondare e lacrime agli occhi al momento della lettura del suo nome che pone fine alla cerimonia di proclamazione.

La giunta è composta da professori e tecnici esperti nelle loro materie (http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=167635&Itemid=291) e a loro spetta il compito di ridare dignità alla città più commissariata d’Italia (ATM, Ente portuale, Istituto Autonomo Case Popolari, Camera di Commercio, Teatro Vittorio Emanuele, e ora, causa l’imminente abolizione, anche la Provincia di Messina sono tutte guidate da una figura nominata da vertici non cittadini[2]). Il consiglio comunale che viene a formarsi con queste elezioni è a maggioranza di centro-sinistra e la battaglia per molte proposte come quella della flotta comunale (che andrebbe a intaccare il potere del “ras” locale, dirigente del PD a livello nazionale, Francantonio Genovese) sarà tutt’altro che facile[3].

Il futuro di una città, il futuro di un Paese

Le interviste da parte dei media nazionali cominciano a farsi largo sui giornali e in ognuna di esse Renato si definisce un anarchico fuori dagli schemi, ma non privo di un’organizzazione. Attenzione: in un contesto di allineamenti politici, esser anarchici vuol dire rimanere semplicemente se stesso, persona, nonviolento.

Giovani, pensionati messinesi e non, lavoratori, studenti, Italiani, tutti coloro che avranno gli occhi puntati sul laboratorio di Renato sono consapevoli che la strada per il sognato cambiamento è brutta, complessa e il rischio di fallire è sempre presente. L’apertura che Renato ha regalato alla sua città simboleggiata dall’abbattimento delle porte in vetro che separavano l’entrata del palazzo del Municipio dalla strada è stata travolgente. Il default economico che rischia la città, su cui pende un buco di bilancio da oltre 300 milioni di euro, lascito delle vecchie amministrazioni, richiede ormai una corsa contro il tempo. Renato, però, mostra sicurezza. Non è il default economico che “mi preoccupa, ma quello culturale e morale”, in cui la città forse, da tempo, ormai versa. Messina non si aspetta il paradiso. Ma l’ottimismo e l’entusiasmo che Renato ha scatenato sono micce ormai partite. Nonviolenza, dialogo e pensiero, riassunte in un unico uomo, possono esser alla radice di una nuova società. Auguri Messina, auguri Renato, l’Italia è con voi, che possiate insegnare a tutti cosa vuol dire cambiare dal basso.

Francesco Loiacono

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