La cultura come vettore di sviluppo

Tierno Monénembo, al centro, e Salifou Keita al Salone Internazionale del Libro di Torino, 19 maggio 2013

Tierno Monénembo, al centro, e Salifou Keita al Salone Internazionale del Libro di Torino, 18 maggio 2013

Un folto pubblico ha assistito, sabato 18 maggio al Salone del Libro di Torino, all’incontro con Tierno Monénembo, lo scrittore guineano attualmente più autorevole, vincitore di prestigiosi premi letterari, e che vanta ben tre libri tradotti in italiano, Le radici della pietra (Guaraldi-Aiep, 1998), Il re di Kahel (Barbès coll. Intersections, 2009), Il grande orfano (Feltrinelli, 2003) http://www.evene.fr/celebre/biographie/tierno-monenembo-21353.php e http://www.onguinea.org/it/ospiti/38-tierno-monenembo

Un intervento di ampio respiro, arricchito dagli spunti di Salifou Keita, giornalista e autore della Litterature Guinéenne, impegnato in Guinea in una coraggiosa opera di divulgazione della letteratura e della cultura guineana attraverso la radio – coraggiosa per la mancanza di mezzi e perché, come in ogni Paese che conosce o ha conosciuto un regime, le parole cultura e conoscenza risultano scomode e poco gradite a chi detiene il potere http://www.onguinea.org/it/ospiti/39-mohamed-salifou-keita

Tra il pubblico vi sono molti giovani guineani provenienti da altre città italiane, che non vogliono perdere l’occasione – unica – di incontrare un autore come Monénembo, considerato, citando gli interventi, “un mostro sacro”, un “monumento vivente”.

Il Grande Orfano, Feltrinelli 2003, ci riporta al genocidio in Rwanda

Il Grande Orfano, Feltrinelli 2003, ci riporta al genocidio in Rwanda

Monénembo, nato nel 1947, ha lasciato la Guinea quando aveva ventidue anni, per fuggire dal regime di Sekou Touré, e vi è tornato solo un anno fa. L’esperienza dell’esilio è comune a tanti autori africani, tanto che Monénembo e Keita sono d’accordo nel definire la letteratura guineana, e più in generale quella dell’Africa Occidentale, una letteratura extra-uterina, nata cioè lontano dalla patria: impossibile, per tanti intellettuali, scrivere sotto il dominio dei colonizzatori prima, e dei regimi dittatoriali che in tanti casi sono seguiti all’indipendenza. Ma la loro è, allo stesso tempo, una letteratura che si è nutrita della cultura e della quotidianità locale, della memoria del proprio Paese: una materia bruta, secondo Monénembo, che attraverso l’immaginario, la finzione e gli strumenti dello scrittore, trascende di volta in volta in forme più alte, si fa romanzo.

Domande e interventi di un pubblico appassionato hanno permesso di allargare il discorso ad altri temi: il rapporto tra cultura e operatori economici, prima di tutto. Il punto di vista di Tierno Monénembo e degli altri intellettuali guineani presenti – oltre a Salifou Keita, Cheik Oumar Kante, Justin Morel Junior – è inequivocabile: gli attori economici e politici devono comprendere che la cultura non è contemplazione, ma ricchezza, e se gli investimenti nella cultura aumentano, aumenta la ricchezza economica e anche quella spirituale di uno Stato.

E ancora sulla comunicazione e collaborazione che si impone tra linguaggi artistici diversi: uno scrittore africano ha un doppio handicap, in quanto da un lato il tasso di analfabetismo in molti Paesi africani è ancora altissimo, e dunque si pone il problema della fruizione dell’opera d’arte; dall’altro lato gli autori africani scrivono in lingue non proprie: il francese, l’inglese, il portoghese, lingue imposte dai colonizzatori, che è necessario imparare a padroneggiare e che si rivelano, con le loro strutture grammaticali, troppo rigide per incanalarvi la grande tradizione letteraria orale propria  del background culturale di ogni scrittore africano. Un valido aiuto può derivare dalla cooperazione con il teatro e il cinema, che possono facilitare l’avvicinamento da parte del pubblico e la comprensione più immediata dei contenuti; Monénembo cita così Ousmane Sembene, scrittore e cineasta senegalese, autore di quelli che non esita a definire veri e propri capolavori cinematografici .

Ma anche in questo caso sono necessari investimenti, per uscire da una produzione che viene definita artigianale e creare una vera e propria industria del cinema, come quelle indiana, egiziana e nigeriana, fiorite grazie all’interessamento da parte dello Stato e di diversi operatori economici.

Peccato che il governo guineano, afferma Salifou Keita, mostri interesse verso quelle forme d’arte tradizionali legate alle percussioni e alle danze, che vanno forse maggiormente incontro ai gusti dell’industria turistica, ma concorrono ad alimentare lo stereotipo dell’Africa ricca di folklore e povera di cultura.

Gli incontri organizzati allo stand della Guinea al Salone del Libro di Torino sono stati un’occasione unica per distruggere questo stereotipo e conoscere un panorama culturale ricco e vivace, scrittori del calibro di Tierno Monénembo, la cui importanza non è legata al suo essere africano, ma ad opere di valore universale, in cui la cultura guineana si è fatta Letteratura.

Ringraziamo l’associazione italo-guineana Nakiri per aver avuto il coraggio di lanciarsi nel progetto On Guinea, portato avanti grazie a un notevole investimento in energie e risorse economiche. Un coraggio che ha già ricevuto un grande premio: la Guinea sarà, infatti, il paese Ospite d’Onore del Salone Internazionale del Libro 2014.

Ileana Prezioso

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