Io Non Esisto. Una finestra sulla Grecia.

Per quanto attiene lo stato, io non esisto”.

Non sottovalutare la fame, murales nelle strade di Atene.

Non sottovalutare la fame, murales nelle strade di Atene.

Può non esser sorprendente ascoltare un grido di dolore come questo provenire da un agricoltore che abita in Tchad o da un operaio in Guatemala: l’assenza o l’arretratezza di un sistema di previdenza sociale pubblico adeguato, in un paese dell’Africa Sub-Sahariana o di uno dell’America Latina è una delle cause del persistere di crisi sociali e umanitaria di grosse percentuali della popolazione di queste regioni. Ma ci si sarebbe mai atteso di ascoltare un simile pianto provenire da un cittadino Europeo? George Koutselas, greco, 60 anni, ha lavorato una vita intera per un’azienda che non ha mai pagato i contributi sociali, dunque seppur cittadino regolare della Repubblica Ellenica, che ha condotto una vita normale da tanti anni, adesso sarebbe – letteralmente – in mezzo a una strada se non avesse trovato l’ospitalità di un gruppo di ragazzi che in piena capitale, vicino piazza Exarhia, ha costituito un centro d’accoglienza abusivo per chi ha perso il lavoro e il tetto sotto cui vivere (http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-17464528).

Miseria, nel cuore del Mediterraneo.

Grecia. Il pericolo di perdere una generazione intera. A 20 anni, un giovane greco guarda avanti e vede il buio più completo: cosa può significare per una popolazione intera il fatto che il 51.1% dei suoi ragazzi non ha lavoro? Numeri, ancora: il 13% dell’intera forza lavoro è disoccupato (il dato più alto dell’Eurozona), il 21% della popolazione intera è a rischio povertà – 1 greco su 5: come dire, è molto probabile che nel tuo condominio viva almeno una persona che rischia di diventare povera, cioè che il suo reddito disponibile scenda sotto la soglia del 60% del reddito netto mediano (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-03122012-AP/EN/3-03122012-AP-EN.PDF).

La colpa: una generazione intera corrotta, buchi nella previdenza sociale che vanno a danneggiare il ceto medio, i furti allo stato, il quale adesso si trova a dover rispondere davanti a una tribuna internazionale composta non solo di banche e speculatori, ma anche di cittadini europei che attendono i risultati delle discutibili politiche di austerità prescritte dai “medici” odiati della Troika (UE, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale). In attesa della terza tranche del pacchetto-prestito concesso dal Fondo alla Grecia, intanto, si registra il “successo” del governo in termini di tagli alla spesa, come concordato con gli esponenti degli organismi internazionali sopra citati, ma una cronica incapacità nella lotta all’evasione: 1.1 miliardi di euro raccolti con le tasse nel 2012 a fronte dei previsti 2 miliardi, come riporta il Financial Times (http://www.ft.com/intl/cms/s/0/74f1b020-81b8-11e2-ae78-00144feabdc0.html#axzz2MZtT16gX).

 “Supermercato Grecia”

Macelleria sociale, o meglio, “social hell”, come predetto dal leader di Syriza in una intervista al The Guardian nel Maggio 2012 (http://www.guardian.co.uk/world/2012/may/21/alexis-tsiparas-greece-interview-syriza), mentre il paese viene venduto agli investitori internazionali (http://www.linkiesta.it/grecia-vendita-isole-aeroporti-privatizzazione). Coloro che stanno in basso, non colpevoli ma spogliati di ogni loro avere, vivono per le strade: come riportato da un articolo del The Guardian (http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/11/greece-humanitarian-crisis-eu), stime non ufficiali parlano di 40.000 senza tetto, mentre il direttore della più importante NGO attiva in Grecia, Doctors of the World, già nel maggio 2012 aveva predetto l’aumento senza precedenti della percentuale di Greci che avrebbero fatto ricorso, già ad inizio 2013 all’aiuto sanitario gratuito: oggi infatti, il 60% dei Greci ha richiesto almeno una volta l’aiuto dell’associazione medica, quando in passato coloro che bussavano alle porte della NGO erano in maggioranza immigrati provenienti dall’Asia.

Il rincaro delle bollette ha fatto sì che per molte famiglie non ci sia elettricità e gas nemmeno per cucinare. Così in molti fanno ricorso a stufe alimentate a legno e carbone, con un conseguente aumento dell’inquinamento dell’aria, in uno scenario che ricorda una lontana città ottocentesca.  Molti altri, invece, hanno deciso di lasciare la città per ritornare ai villaggi d’origine e combattere la crisi diventando auto-sostenibili, investendo in agricoltura e allevamento, un tempo uno dei settori più vitali dell’economia Greca.

Salari e pensioni sono stati decurtati del 50%. La malnutrizione imperversa nei bambini, il tasso di povertà infantile è in costante aumento. Un report dell’Unicef emesso nel 2012, “The state of Children in Greece – 2012”, dichiara che vi sono almeno 439.000 minori che vivono al di sotto della soglia della povertà con un decisivo aumento della mortalità infantile per mancanza di cure e medicinali, dello sfruttamento minorile, della violenza domestica che si tramuta in bullismo tra le mura scolastiche (dal 2002 al 2010 il bullismo è incrementato del 74%).

Il numero di tentati suicidi è in aumento, tossicodipendenti e sieropositivi lasciati senza cure. E le donne, scrive Sonias Mitralia, <<non solo sono le prime a essere licenziate e costrette ad assumersi i compiti dei servizi pubblici lavorando sempre più a casa gratuitamente, ma sono anche bersaglio diretto del riemergere dell’oppressione patriarcale che funge da alibi ideologico per il rientro forzato delle donne in seno al focolare domestico.>>(http://tvxs.gr/news/egrapsan-eipan/i-ellada-toy-2012-einai-i-ispania-toy-1936-tis-sonias-mitralia)

Crisi umanitaria

Occorre urlarlo: la Grecia sta vivendo una crisi umanitaria. Come ricorda il The Guardian, i confini economici e sociali che demarcano l’inizio di una crisi umanitaria non sono sempre ben definiti, ma c’è condivisione su alcuni aspetti:

<<A humanitarian crisis is usually marked by rising poverty, heightened inequality in education and social protection, and lack of access to social welfare services>>.

Dunque, povertà in aumento, divario crescente fra chi può accedere ai servizi scolastici e chi no, disuguaglianza nella protezione sociale e mancanza di accesso ai servizi di welfare. I dati greci sono terribilmente chiari e appare difficile dare un significato diverso alla situazione che sta vivendo la popolazione greca.

L’ascesa nazista

In un clima di crescente timore e odio nei confronti delle istituzioni europee, un partito nazista guadagna terreno (Lega Popolare – Aurora Dorata (Λαϊκός Σύνδεσμος – Χρυσή Αυγή, Laïkós Sýndesmos – Chrysí̱ Av̱gí̱),nelle elezioni del Giugno 2012 entra in parlamento con 18 parlamentari(6.92% dei voti) e spinge i greci all’odio razziale: così accade spesso, se tutto va male per un cittadino, i primi a subirne le conseguenze sono gli immigrati, che ora si vedono tagliati fuori dai servizi essenziali e sono soggetti ad atti di razzismo da parte dei membri del partito di estrema destra: valvola di sfogo per disgrazie nazionali. Lega Popolare – Aurora Dorata, travestendosi da ente umanitario nazionale, così, consegna razioni di cibo solo a coloro che mostrano una carta d’identità greca e anziché unire il popolo sotto un’unica bandiera, crea disagi e divisioni sociali che ricordano tanto gli inizi del secolo scorso.

Fisiologia della paura e della povertà di un paese un tempo avanzato: investitori internazionali, come la Russell Investments, declassano il mercato greco da avanzato ad “emergente” – proprio, ad esempio, come il Kenya (http://www.bloomberg.com/news/2013-03-02/russell-indexes-to-reclassify-greece-as-emerging-market.html)

Fame e contraddizioni europee

Il cibo diventa troppo caro persino comprare frutta e verdura al mercato. Così il mondo intero è stato immobile spettatore di una manifestazione nazionale condotta dagli agricoltori greci, i quali hanno distribuito il 6 Febbraio 2013 gratuitamente, in piazza, quelle derrate alimentari che sarebbero andate al macero, seguendo le politiche agricole comunitarie (http://rt.com/news/greece-scuffle-free-food-581/). “E’ difficile. Non avrei mai immaginato che sarei finito così”, dice il 65enne Panagiota Petropoulos, in fila davanti al Ministero dell’Agricoltura ad Atene. Un popolo fiero in demolizione, come ricorda anche Kostas Barkas, deputato di Syriza.

Osservare le immagini di un “comune” – fin troppo – campo di rifugiati in un paese del Corno d’Africa riempie di rabbia. Se poi queste stesse immagini, seppur con sfumature diverse, provengono dalle piazze principali di un paese del Mediterraneo, oltre alla rabbia e al dolore fisico, difficilmente si possono trattenere le lacrime. Intanto, silenzio dalla stampa italiana. Troppo presi dalle elezioni e dall’insicurezza e dal disagio che tolgono la tranquillità o consapevole volontà di glissare sul destino di un paese così vicino a noi?

Chiara Lombardi

Francesco Loiacono

People line up for fruits and vegetables freely distributed by farmers during a protest against high production costs outside the Agriculture Ministry in Athens

Persone in coda per frutta e verdura distribuite gratuitamente dagli agricoltori durante una protesa contro gli elevati costi di produzione. Atene, di fronte al Ministero dell’Agricoltura.

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