Ahi serva Italia

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave senza nocchiere in gran tempesta…” Il celebre passo del Purgatorio di Dante Alighieri è un esempio superbo di concisione, cultura, passione e ragione messe al servizio di una descrizione del Bel Paese destinata a restare nella storia. In realtà, per noi comuni mortali non è facile scrivere della società italiana. Meno che mai lo è farlo a partire dai confusi e confusionari risultati delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, appena concluse. A qualche giorno di distanza, tuttavia, alcuni elementi (pochi) iniziano a sembrare più chiari, e dal caos iniziale sembrano emergere fatti su cui vale la pena riflettere…

matteomontaldo.photoshelter.com

Fotografia di Matteo Montaldo

Cos’ha nella testa buona parte degli italiani? Lunedì pomeriggio, a guardare i risultati elettorali peggiorare di minuto in minuto, avremmo risposto “niente”, ma ora è chiaro almeno un punto, che forse, cercando di essere molto ottimisti, può essere interpretato come positivo: questo voto mostra una volontà di protesta che non si può ignorare, astensionismo escluso. L’astensionismo silente, infatti, non può e non deve essere considerato una forma di protesta, ma semmai una mancanza di interesse e quindi di civiltà.
Ci soffermiamo ad analizzare i dati elettorali e ne deduciamo:

I. Il Pdl, seppur ottenendo un risultato eccezionalmente positivo rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati dal nostro Paese, è uno dei partiti che ha perso più voti rispetto alle scorse elezioni, in coda vi sono Lega e Udc. (http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/26-febbraio-emorragia-voti-tabella_ea4e3e68-7fc6-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml). Con piacere constatiamo che in alcuni cittadini italiani una seppur tenue memoria dei danni apportati intenzionalmente a questo Paese negli ultimi vent’anni è rimasta;
II. Il Pd, altro gigante del panorama politico italiano, che non ha saputo in questi anni né dimostrarsi davvero “di sinistra”, per quanto moderata, né dimostrare di avere una chiara identità o posizioni irrinunciabili, è stato punito per la debolezza delle proposte e dei fatti;
III. E Grillo? Grillo rappresenta a nostro avviso la volontà di protesta e cambiamento di molti, l’esternazione della rabbia dei cittadini nei confronti della classe politica italiana, in un momento di crisi. Tuttavia, come fa notare un’interessante analisi degli scrittori del collettivo Wu Ming su Internazionale (www.internazionale.it), è singolare come in Italia il più forte movimento di protesta sia guidato da un sessantenne milionario e da un’agenzia di pubblicità, che in altri Peasi tenderebbero ad essere considerati tra i personaggi meschini, da rottamare, mentre qui sono assurdamente accettati come leader del cambiamento e portavoce di un sistema egalitario.

Ci chiediamo allora: chi sono davvero i grillini?
Il caso “Movimento 5 stelle” merita attenzione, sia per la sua genesi anti-politica e la sua recente evoluzione tramite rete e piazze sia, e soprattutto, per le azioni/ posizioni che alcuni dei suoi attori, diventati da poche ore parlamentari e senatori, decideranno di intraprendere: seguiranno il comico-capo, facendosi comandare a bacchetta in nome di un’ostilità fine a sé stessa verso tutti gli altri partiti? Oppure faranno valere la loro “freschezza” condita da “buona volontà” ed estraneità al mondo dei maneggi politici per cercare di fare quadrato con il partito di maggioranza intorno ai punti in comune (pochi, ma buoni – e.g. legge sul conflitto di interesse, legge anticorruzione, riduzione di numero e stipendio dei parlamentari, riforma della legge elettorale)? Stiamo a vedere cosa accadrà.

Un risultato estremamente positivo e degno di nota è la vittoria dei giovani e delle donne.  Da lunedì l’Italia ha un Parlamento e un Senato più giovani, dove l’età media è diventata, rispettivamente, di 45 e 53 anni e la presenza femminile è incrementata: le donne saranno il 32% alla Camera e il 30% al Senato.(http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/26-febbraio-parlamento-giovane-eta-media-48-anni_cac989ae-8024-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml). L’Italia, al 1 Febbraio 2013, secondo la International Organisation of Parliament si classificava 63⁰ su 190 paesi, al pari di Bosnia e Erzegovina, seguita da Cina e Grecia, per la presenza di donne in Parlamento con un 21.4% alla Camera dei Deputati ed un 19% al Senato. (http://www.ipu.org/wmn-e/classif.htm). Si tratta di una nota positiva che rappresenta un primo, flebile indice di speranza per un VERO e DOVEROSO cambiamento nello scenario politico e sociale italiano.

Ed ancora, ci si chiede…
Come mai, di recente, molti italiani spesso non sembrano dar prova di capacità di comprensione e analisi della realtà sociopolitica in cui vivono?
Duole ammettere come molti, ultimamente, abbiano messo da parte la propria voglia di conoscenza e coscienza etica-sociale per far spazio a nuove realtà condite di social networks e TV shows, dove chi è più “figo” vince, complice la classe politica che ha ampiamente minato, volontariamente e consapevolmente, ciò che è alla base dell’educazione in un paese libero: la scuola pubblica. L’Italia va verso l’analfabetismo di ritorno (o funzionale): emergono dati catastrofici dall’indagine Ocse presentata da Tullio de Mauro al Messaggero (http://www.ilmessaggero.it/cultura/libri/tullio_de_mauro_italia_analfabeta_il_mulino_rivista/notizie/235193.shtml), in cui si dimostra come solo il 20% della popolazione adulta italiana è in grado di orientarsi nella società contemporanea. Tra i Paesi considerati, bisogna arrivare allo Stato del Nuevo Léon, in Messico per trovarne uno più malmesso del nostro.

Infine: Perché la situazione italiana fa così paura all’Europa e al mondo?
Nonostante l’Italia rappresenti incontestabilmente, a livello europeo e mondiale, un’anomalia politica per molti aspetti, per altri versi forse, soprattutto in questo momento, la confusione e le spaccature della società italiana sono un laboratorio e uno specchio delle fratture, del risentimento e delle paure che percorrono anche le popolazioni di altri paesi “occidentali”.
L’Italia ha dimostrato, a suo modo, la rabbia, la necessità di cambiamento, di giustizia ed equità, bisogni più che mai amplificati in un momento di crisi, urlando “siamo stufi di essere presi in giro dai politicanti, siamo stufi di far parte di un sistema socio-economico dove i fondi monetari vengono intascati dalle banche e le misure di austerità colpiscono fortemente i cittadini, siamo stufi di rimanere inermi di fronte alle ingiustizie”.
Una Italia che si riprende, bene o male, il proprio governo dalle mani dei banchieri commissari, una Grecia con la sua crisi umanitaria (http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/feb/11/greece-humanitarian-crisis-eu) spaventano il sistema economico dell’Occidente intero, un sistema ormai roso alle fondamenta e al collasso, e che necessita di un ripensamento politico e economico radicale a livello globale.

Chiara Lombardi e Marina Imocrante

Fotografia di Matteo Montaldo – matteomontaldo.photoshelter.com

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4 thoughts on “Ahi serva Italia

  1. La speranza è che la nuova società civile che si va formando sia degnamente rappresentata in Parlamento. Al momento, una cosa è certa: difficilmente i nuovi parlamentari potranno fare peggio dei vecchi, ecco perché a mio avviso l’exploit del movimento 5 stelle ha un aspetto positivo. Per il resto, non possiamo che concordare con la comunità internazionale: come fa uno dei mercati più ampi del mondo come quello italiano a mettere il futuro della sua gente in mano a 2 clown?
    Buona sintesi, ragazze. Forse un po’ troppo cattiva alla fine nei confronti del governo dei banchieri commissari. Premesso che con loro si è allargata troppo la forbice sociale ma almeno banchieri, sì, meglio che clown che non fanno ridere. Come Berlusconi.

  2. Il ministro dell’istruzione uscente Francesco Profumo lascia un “testamento” in cui uno dei punti fondamentali è la riduzione del percorso scolastico di un anno http://www.repubblica.it/scuola/2013/03/03/news/profumo_ridurre_un_anno_scuola-53756527/?ref=HREC2-2
    Ancora tagli per la scuola pubblica, coperti dalla maschera dell’innovazione, Senza una seria inversione di tendenza che metta l’istruzione e la formazione al centro della politica e degli investimenti, il numero di persone disposte a votare per nani, buffoni e ballerine non potrà che aumentare. Solo la scuola PUBBLICA può realizzare le premesse di una società di pari opportunità per tutti che possa dirsi davvero civile. L’attacco che questa ha subito negli ultimi anni (e che non ha trovato un’opposizione degna di questo nome né nei partiti di “sinistra” né nei sindacati) si è accompagnata alla diffusione di modelli politici in cui furbizia, disonestà, successo a ogni costo sembrano vincenti rispetto all’impegno e al sapere.

  3. “Il troppo rigore rischia di far esplodere l’Europa, innescando pericolose derive populiste, «coma sta succedendo in Italia». Francois Hollande lancia l’allarme sulla linea di eccessiva austerity imposta in Europa […] e usa la carta della «fragilità» di alcuni Paesi – tra i quali inserisce l’Italia – per rilanciare la necessità di spingere sulla crescita.”
    (Il resto dell’articolo su lastampa.it del 29 marzo 2013 – http://www.lastampa.it/2013/03/28/esteri/l-affondo-di-hollande-italia-populista-KImvlo7z1IYqe7ia9NbKqN/pagina.html)

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