Cina, morire oggi, nel paese del domani

Bimbo Cinese (2)L’altro giorno mi sono imbattuto in un articolo di Asia Times, famoso quotidiano con redazione ad Hong Kong, che raccontava l’irreale storia di 5 bambini in una sperduta provincia del sud est della Cina, il Guizhou. Ho vissuto per un paio d’anni in Cina, a Shanghai per la precisione. Di solito leggevo due giornali. Il China Daily, di Pechino e voce del regime, e Asia Times, di Hong Kong, voce libera ma talora liberista delle ex colonie. Ho imparato a conoscere le tipiche contraddizioni in salsa cinese. Molto spesso mi rendo conto, scoprendo queste storie, di quanto la liberta’ economica, mista all’illibertà politica, cozzino violentemente con la reale felicità delle persone. Shanghai da un lato è sfavillante e avveniristica, provincie come quella del Guizhou, invece, sono tuguri virtuali dove il futuro massacra inesorabilmente il presente. Morire oggi, nel paese del domani. Quanto è folle.

Bijie (Cina) – ‘Nothing lasts forever, even cold November rain’ – citazione opportuna in questi casi. Sua maestà Axl Rose, voce calda ed empatica dei Gun’s & Roses.

Quando si è bambini si pensa che le cose durino per sempre. La vita, gli amori, le gioie, i dolori… Tutto è per sempre, tutto così incommensurabilmente enorme da apparire insormontabile. Zhonglin, Zhongjing, Bo, Chong e Zhonghong sono 5 fratelli, il più piccolo 9 il più grande 13. Uno all’anno, orfani. Vita di merda direte voi. Eppure erano famosi per le strade di Bijie, piccola città universitaria nella provincia del Guizhou, sud-ovest di una Cina dimenticata.

Non ci sono tanti mendicanti in Cina. Il governo da assistenza un po’ a tutti i lavoratori, politiche di regime. Ma se non lavori e sei orfano, in un paese dove al secondo figlio lo Stato di costringe ad abortire, il discorso cambia. Inizi ad essere un insaziabile consumatore di risorse e welfare. Senza un’educazione, in una Cina sempre più protratta verso i servizi, sei buono solo per dare braccia all’agricoltura/edilizia. Ma per avere la giusta energia per lavorare devi nutrirti. E come puoi farlo bene se sei orfano, senza una famiglia che ti segue, facendoti crescere sano e forte, e per di più’ sei piccolo come un soldo di cacio?

Ecco che allora i fratellini chiedevano l’elemosina in un sottopassaggio vicino all’entrata dell’università di Bijie, mentre studenti ogni giorno cercano di crearsi un futuro, e lavoratori ambiziosi cercano di tirar su bene i coetanei di quei bambini.

Un giorno come tanti, di novembre appunto, i fratellini vedono calare il sole, che a novembre lì cala presto, troppo presto. Prendono le loro poche cose, e si avviano verso una strada periferica, Huandong Lu, che era diventata la loro casa per l’estate. Mettono a terra stracci e teli, si accucciano, prendono sonno. Ma e’ metà novembre, fa freddo ed inizia a piovere. Il più grande, Zhongli (che vuol dire appunto ‘primo’), decide di trascinare la ciurma in un luogo più accogliente, un cassonetto dell’immondizia di due metri per uno. Sono piccoli, i fratellini, non occupano molto spazio. E per riscaldarsi decidono di accendere del fuoco con un po’ di carbone preso in un cantiere vicino, poco al di la’ della strada.

Si sentono a casa i fratellini, si abbracciano fra di loro, sembra quasi di essere tornati attorno ad un focolare del quale i ricordi sono ormai sbiaditi. Mamma e papà non ci sono. Ma poco importa. Chi si ricorda più di loro.

La mattina dopo erano ancora lì, rannicchiati senza vita. Soffocati dal monossido di carbonio fra l’indifferenza di un popolo ormai abituato a disintegrare quelle vite inutili, quelle zavorre sociali, tutti quelli che non collaborano attivamente al grande sogno cinese, volontariamente o involontariamente.

Giocavano a pallone in estate con gli altri bambini di Huandong Lu, e a go, la dama cinese, in inverno una volta in una casa, una volta in un’altra. Erano amati da tutti nella cittadina. Tutti pronti a difendersi dinanzi alle accuse di indifferenza avanzate da chi si chiede se non sia il caso di fare qualcosa di serio per sconfiggere la povertà, anche nella ricca Cina.

Ma si sa… Nulla rimane per sempre, né il ricordo di 5 bimbi dai nomi anonimi e nemmeno la fredda pioggia di novembre.

Roberto Riga

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