Guerra in Mali: cattivi ricordi.

bandiera MALI

Il conflitto in Mali continua, l’intervento militare francese si intensifica in queste ore e anche il Senegal scende ufficialmente in campo a sostegno dell’operazione francese. “L’esercito senegalese interverrà nelle prossime ore per dovere di solidarietà, per portare il proprio contributo alla ricostruzione del Mali e per ripristinare l’integrità del suo territorio”: queste le parole di oggi del presidente Macky Sall (fonte: agenzia APS).

Un fronte ribelle in Mali, costituito da un movimento indipendentista (MNLA, che rivendica l’indipendenza delle regioni di Kidal, Tombouctou e Gao) e da alcuni gruppi religiosi estremisti islamici (in particolare il MUJAO, Movimento per l’unicità e la jihad in Africa dell’Ovest, che nasce all’interno di Al-Qaida au Maghreb Islamique), è  attivo da tempo e da tempo sconvolge il Paese. Una situazione di vero e proprio conflitto armato dura da almeno un anno nel Nord del Mali, ma soltanto l’11 gennaio 2013 scoppia la reazione della Francia: la motivazione è l’avanzata dei ribelli islamisti, nei giorni immediatamente precedenti, verso il Sud del Paese e la presa della città di Konna – il passo successivo avrebbe potuto essere la capitale Bamako.

Ma quali sono le motivazioni profonde di questa guerra in Mali? Cosa porta la Francia all’intervento militare massiccio nel Paese, ufficialmente dietro richiesta della Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (CEDEAO), e dello stesso presidente del Mali Dioncounda Traoré?
Djibril Bassolé infatti, ministro burkinabè degli Affari Esteri, incaricato da tempo insieme al suo Presidente della mediazione per la situazione di violenza e instabilità in Mali, ammette in un’intervista: “Non saprei dire esattamente quali siano state le motivazioni dell’avanzata degli islamisti verso il Sud del Mali. Il Paese è in guerra da molto tempo, e la situazione militare sembrava essersi stabilizzata” (fonte: jeuneafrique.com).

Il problema è che i quotidiani francesi e internazionali nel pubblicare articoli a proposito di questo conflitto riecheggiano vanamente le parole “islamisti” e “pericolo terrorista”, evitando però un’informazione critica e seria sulla situazione in Mali e sulle vere ragioni dell’intervento francese. Ad esempio, perché proprio adesso?
Un esempio del tenore delle informazioni a cui si ha più facilmente accesso sul conflitto in Mali: Le Monde, in un editoriale di oggi del suo direttore Alain Frachon, giustifica l’operazione condotta dall’aviazione francese ricordando come essa fornisca una risposta giudicata necessaria di fronte  “all’aggressione degli djihadisti”, e che essa sarebbe stata espressamente richiesta dalle autorità del Mali, avrebbe il via libera del Consiglio di sicurezza dell’ONU e sarebbe appoggiata da “tutti gli stati della CEDEAO”. “L’alternativa”, prosegue Le Monde per convincere definitivamente i lettori che fossero ancora scettici, “sarebbe stata lasciare gli islamisti proseguire la loro discesa verso il Sud, minacciare la capitale Bamako, che un esercito in decomposizione e un potere vacillante (quello maliano, ndr) sarebbero stati incapaci di difendere”. Di fronte a questo scenario, “la passività non era una scelta possibile” per il governo francese, secondo il quotidiano. Il fronte MNLA, entrato in conflitto con i gruppi islamisti, dice ora di sostenere la posizione della Francia. Ciliegina sulla torta, sempre secondo le interviste degli inviati di Le Monde, anche gli abitanti di Bamako sostengono l’intervento francese e ne sono anzi “sollevati” (lemonde.fr).

In realtà, dei contrari all’offensiva francese in Mali ci sono: dall’Algeria, ad esempio, i quotidiani come Liberté, il cui Paese non sostiene l’intervento della Francia, hanno la libertà di scrivere pubblicamente quello di cui chiunque di noi disponga di un minimo di lucidità e memoria sospetta: l’intervento francese ci riporta tanto alla mente “i cattivi ricordi del colonialismo”. A dispetto delle sue recenti dichiarazioni, “François Hollande ha dimostrato di non aver per nulla cambiato la realtà della Françafrique. Quando l’interesse francese in Africa viene minacciato, Parigi indossa il proprio abito di gendarme e invia i suoi aerei”. L’editoriale del quotidiano algerino ipotizza che la causa della reazione francese sia stata la minaccia, rappresentata dall’avanzata ribelle, della perdita della possibilità di sfruttare i giacimenti d’uranio del Niger (liberte-algerie.com).

All’interno dello stesso Mali, voci autorevoli come quella di Aminata Traorè, di cui abbiamo da poco pubblicato l’appello, si dichiarano assolutamente contrarie all’intervento francese e denunciano le strumentalizzazioni di un conflitto che, acceso in nome di una confusa volontà occidentale di eliminare la minaccia del terrorismo islamico, senza dubbio provocherà vittime civili (almeno nel Nord del Paese) e aggraverà la già attualmente difficili condizioni economiche e sociali del Mali, rischiando inoltre di radicalizzare, sul lungo periodo, gli scontri e le violenze tra le comunità etniche, religiose e i diversi gruppi di ribelli attivi nel Paese (International Crisis Group).

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